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Storia Immagine e origine Santuario
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La Leggenda
tratto da:
PROSPETTO STORICO DELL'IMMAGINE DI
MARIA VERGINE
DIPINTA DALL'EVANGELISTA S. LUCA
Stamperia della Colomba - Bologna - 1800
copia anastatica - Grafiche Deoniane - Bologna - 2006
Verso la fine di Maggio dell'anno 1143. ebbe origine il Romitorio sul Monte della Guardia, nome antichissimo nelle Storie, da una
certa donzella per nome Azzolina, figlia di Rambertino della nobile famiglia Guezi. In esso Monte possedea fondi stabili la
detta famiglia , e qui fu dove Azzolina, ritirandosi dal Mondo, consecrossi a Dio con vita solitaria e penitente, erigendo una
Cappelletta ad onore dell'Evangelista S. Luca, ed una Cappannuccia per sua abitazione. Quando poi compagna dell'eremitica vita
se li facesse Beatrice sua Sorella precisamente non si sa: bensì è conto, che assai prima dell'anno 1160
conviveano assieme queste due ben avventurate Sorelle. Di ciò ne da ragguaglio l'Istromento di consegna latta ad esse
della miracolosa Immagine di Maria Vergine dipinta da San Luca, che conservasi nell'Archivio delle M. RR. Madri di S. Mattia, e
che a suo tempo riportarò con tutta Fedeltà.
Trovossi nel detto anno 1160. un Romito nella Grecia per nome Teocle Kmnia (e non già Eutimio), il quale, dopo aver
servito lungo tempo il Signore nella solitudine del deserto, sentissi un giorno da Dio ispirato a portarsi in Costantinopoli per
visitare il Santuario di S. Sofia. Aderì il buon Romito a questo divoto impulso, e ne intraprese il viaggio. Arrivato alla
Città portossi immediatamente al Tempio di Santa Sofia, dove fatte con lagrime, e tenerezza di cuore le debite adorazioni
al Dio de' viventi, considerava quindi le meraviglie, che in esso Tempio ritrovavansi. Quand'ecco gli occorse di vedere una
Tavola, nella quale eravi dipinta con maestà veneranda l'Immagine della Gloriosa Madre di Dio. Ad una tal vista subito
gettossi ginocchione a terra il buon Romito: adorando con affetti di divozione la gran Regina del Cielo, e della Terra. Alzossi
di poi, e con diligenza osservandola vide, che sotto l'Immagine eranvi scritte le seguenti parole: Questa è opera fatta da
S. Luca Cancelliere di Cristo, che deve essere portata alla Chiesa di S. Luca sopra il Monte della Guardia costrutta, ed ivi
sopra l'Altare collocata.
Allora fu, che il buon Romito sentissi animato di voler egli esser quegli a tant'opera eletto.
Interrogò quindi li Religiosi Custodi del Tempio di S. Sofia ove trovare si potesse questo Monte, ma n'ebbe per risposta,
che fin'allora da alcuno mai non ostante qualunque usata diligenza rinvenire si era potuto quel Monte della Guardia, che lo
Scritto accennava.
Non si perdette di coraggio perciò il divoto Romito, ch'anzi sempre più ansioso si fece a supplicar caldamente que'
Religiosi, acciò li concedessero la Sacra Immagine, scongiurandoli, ed assicurandoli, che egli avrebbe girato tanto il
Mondo, fintantoché avesse ritrovato questo Monte; e quando ciò non li fosse stato possibile avrebbe riportato ad
essi la detta Immagine. Furono così efficaci le di lui parole, che que' buoni Religiosi mossi vieppiù ancora dalla
sua bontà, e santa vita, li concedettero finalmente col suddetto patto il prezioso Tesoro di quella Sacra Immagine. Ora si
figuri ogni cuore ben affezionato alla Vergine con quanta allegrezza, e gaudio spirituale si caricasse il divoto Eremita di
sì gran pegno, quale da lui involto con ogni maggior riverenza ne' suoi poveri panni si pose al collo stillando lagrime di
divozione, e tutto pieno di speranza di ritrovare, ed ascendere al Monte destinato da Dio per meta felice del suo Pellegrinaggio,
chiesta prima, ed avuta la benediziene da quei buoni Servi di Dio, si mise in cammino senza ch'egli stesso sapesse verso qual
parte dovesse i suoi passi rivolgere. Chi v'è, che raccontare voglia tutti li disastri di quel lungo viaggio? Colli,
Monti, Valli, Rupi alpestri, Mari, Fiumi dovett'egli passare, e ripassare. Da per tutto, e ad ognuno con cui incontravasi
contezza gli addomandava del Monte della Guardia. Ma non potendo mai essere consolato con la bramata risposta, alla perfine
lasciata addietro la Grecia, la Morea, l'Albania, pel Golfo di Venezia dopo aver costeggiato le riviere tutte dell'Adriatico, si
portò a Roma, per vedere se in quella Città Capo del Mondo, e ricovero di tutte le Nazioni, rinvenire potesse chi
del Monte desiato gliene dasse ragguaglio alcuno. Né già di sua speranza ivi ingannato andò.
Imperocché arrivato in Roma inviossi verso la Chiesa fatta costruire dal gran Costantino, per ivi adorare le Reliquie de'
gloriosi Appostoli Pietro, e Paolo. Compito, che ebbe alla sua divozione, per volere di quel Signore, che tutte le cose fortiter,
suaviterque disponit, s'avviò per quella Contrada, nella quale eravi il Palazzo dell'Ambasciatore di Bologna, che in que'
tempi era un certo Passipovero dell'antichissima, e nobilissima Famiglia de' Passipoveri Bolognese. Questi come per diporto stava
alla finestra del suo Palazzo con altre persone ragguardevoli, e vedendo passare l'Eremita, che al collo portava la Tavola
coperta dei suoi panni, desideroso di sapere cosa egli portasse, lo fece chiamare per i suoi servidori. Allorché fu alla
sua presenza il ricercò di quello egli avesse in quell'involto, che sembrava da lui portato con molta venerazione.
Condiscese tosto il buon Romito scoprendo l'Immagine Santa, e narrogli minutamente con ordine tutto il successo, e la cagione del
suo viaggio.
A cotal vista facendo i suoi effetti quel Sacratissìmo Volto si prostrarono a terra tutti li circostanti, e rapiti non so
s' io mi dica dalla divozione, o da forza celeste diedero in un dirotto, ma divotissimo pianto. Alzati poscia disse
l'Ambasciatore: Adesso si, ch'io conosco dover essere il fine de' travaglj, che ha finora patito da Barbari la mia Patria! e
rivolgendosi al buon Eremita soggiunse: o uomo del Signore, il Monte della Guardia, che voi cercate, lungi poco più di due
miglia da Bologna mia Patria ritrovasi. Monte della Guardia chiamasi perché da quello si soleva far la guardia nelle
guerre passate fra' Bolognesi ed i Popoli circonvicini; ed appunto poch'anni sono, che una Donna della nostra Città per
nome Azzolina fece sopra il detto Monte fabbricare una Cappelletta ad onore dell'Evangelista S. Luca, con annesso il di lei
Romitorio. Lodi pertanto sieno a Dio, e sia sempre benedetta la di lui SS. Madre, che sì gran favore degnasi compartirci.
Voi, o venerando Romito, restarete qui in Casa mia fintantoché venuta la giornata di domani io con comodo, e compagnia vi
possa con sicurezza a Bologna inviare.
Immagini qui ogni anima divota quale fosse la pienezza di giubbilo, che il cuore innondò del buon Romito, e quanto
affettuosi fossero i ringraziamenti, che egli rese alla Vergine SS., perché avesse ella finalmente esauditi i suoi voti, e
pienamente appagati gli accesi, e giusti suoi desiderii. La mattina adunque furono dall'Ambasciatore date lettere all'Eremita
dirette al Pretore, e Consoli della Città, con un Servitore per compagno, ed un Cavallo per comodo del buon Teocle, il
quale ringraziando di tutto l'Ambasciatore montò a cavallo, e con lagrime di consolazione intraprese il viaggio alla volta
di Bologna.
Arrivato in Città portossi dal Pretore, e Consoli, e loro consegnò le lettere dell'Ambasciadore, lette le quali
fecero i medesimi molte accoglienze all'Eremita, e vollero dal medesimo intendere il principio, ed il successo del fatto.
Quand'egli ebbe terminato il racconto scoperse loro la S. Immagine, quale tutti con molta divozione adorando proruppero in voci
di lodi, e ringraziamenti al Signore per così caro Tesoro, che loro degnavasi concedere. Parve, che da Costantinopoli
fosse passata con quella Santa Immagine a Bologna la pietà eziandio, la divozione, ed ogni virtù insieme con ogni
prosperità, e felicità. Furono in seguito ordinate col consenso del Vescovo Gerardo solenni Processioni per tre
giorni nella Città, alle quali intervennero il Vescovo con tutto il Clero si Secolare, che Regolare, tutti li Magistrati,
ed Arti col rimanente di tutto il divoto Popolo, che vi concorse con inusitata frequenza, ed insolita copia di Lumi . Nel terzo
giorno, che fu li 8 Maggio 1160, una solennissima Processione s'intimò fino al Monte della Guardia, dove dall'istesso
Clero, Magistrato, e Popolo fu dal buon Eremita portata con ogni divota solennità la SS. Immagine, e collocata sopra
l'Altare nella Cappelletta di S. Luca, e consegnata alla sopranominata Azzolina.
Il Magistrato pregò poscia l'Eremita ad ivi restare, offerendosi di ivi fabbricare un luogo a lui conveniente. Ma egli,
che si era levato dall'Eremo per obbedire al Signore, che chiamato lo avea ad intraprendere, e compiere una sì onorevole,
e santa impresa, la voce seguendo dell'istesso Dio, che alla solitudine lasciata il richiamava, ringraziò di cuore il
Magistrato, e nella Grecia fece ritorno.
Io non voglio qui prendere a confutare 1'obbiezione di alcuni asserenti non esser questa Sacra Immagine dipinta dal proprio
Evangelista S. Luca; ma bensì, dicon essi, da un certo Luca Pittore che per la sua bontà era detto il Santo, quale
fiorì circa il Secolo XV.
Mentre a tali opinatori rispondo, che al loro parere si oppongono le rispettabilissime
autorità, i fatti, e le ragioni apportate da Teodoro Lettore, che fiorì circa il 520, da Germano Vescovo circa il
724, da S. Teodoro Abbate Studita circa 1'806, da Niceforo Patriarca circa l'814, quali tutti fiorirono tanto lontani dal Secolo,
in cui visse il supposto Luca pittore detto il Santo, e molto più vicini all'età di S. Luca Evangelista e
perciò meglio al giorno dell'Immagine di Maria SS. dal detto Evangelista dipinta, la quale poscia da Eudocia fu mandata in
dono a Pulchena prima dell'anno 437 dell'era cristiana.
Dopo le quali cose tutte bisogna rimaner convinti dell'inestimabilità di questo Sacro Pegno posseduto in Bologna, e della
singolare predilezione, con la quale volle Iddio distinguere la Città, e le due Eremitesse, facendolo in loro mani
depositare, e dandoglielo con ugual provvidenza a custodire. Fu da esse questo Sacro Pegno conservato, e venerato nel piccolo
Oratorio annesso alle anguste Celle del loro Eremitorio, il quale certo è, che era ove nella piazza del gran Tempio si
è sempre mantenuto, e tuttora esiste un piccolo Oratorietto nel bivio di due Strade, che si diramano dall'angolo della
stessa piazza, sinistro per chi volta le spalle alla porta dell'ingresso del medesimo Tempio, e sembra accennato dal Rogito
dell'anno 1143, che questo sito si chiamasse Valdarola
Nell'anno 1165 Rambertino Padre delle due Eremitesse dovette pagare il tributo della natura alla morte. Prima però di
rendere 1'Anima sua al Creatore Supremo volle riconoscere con distinto modo le due accennate Figlie, lasciando ad Azzolina lire
trenta imperiali per comprare da Verardo Beccari un bosco contiguo all'Eremitorio, che essa fondato avea, come costa
dall'autentico suo Testamento conservato nell'Archivio delle M. RR.. MM. di S. Mattia rogato dal Notaro Giovanni Venturini li 15
Decembre 1165, ed a Beatrice lire ventiquattro imperiali per mantenere i lumi accesi avanti la detta S. Irrmagine. Dal che ben'
chiaramente si deduce in quanta venerazione sin da principio fosse tenuta questa Santa Immagine. ...