Nei secoli la devozione popolare portò ad effettuare il pellegrinaggio verso la cima del monte e questo continuo andare
dei pellegrini tracciò dapprima un sentiero, poi una mulattiera. Nel 1598 si decise di selciare il percorso.
Nel 1640 la vicaria suor Angiola Mirandola promosse la costruzione delle 15 cappelle con i Misteri del Rosario anche
perché la devozione popolare aveva già provveduto a creare delle «stazioni» appendendo immagini sacre
agli alberi. La strada restava tuttavia poco più che una mulattiera rendendo difficile il percorso ai pellegrini

Nel 1655 a Don Ludovico Genaroli (o Zenaroli), Canonico della Pieve di Cento, venne l'idea di costruire un portico che
congiungesse la città alla cima del colle.
Presentata la proposta al senato Bolognese essa fu respinta causa l'elevato costo dell'opera; la città era appena uscita
da un lungo periodo di carestia e dalla peste del 1630 che avevano causato un calo demografico del 25%.
Il virtuoso Canonico, davanti al rifiuto, non abbandonò il suo proposito anzi cercò persone favorevoli alla sua
causa oltre ad organizzare un sistema di offerte dei devoti per finanziale l'opera.
Nell'anno 1674, assieme al marchese Girolamo Albergati, al pittore Giacomo Monti e a Giacomo Landi, ripresentò la supplica
al Senato che questa volta l'accolse.
Il 28 giugno dello stesso anno fu posta la prima pietra dell'arco posto fra i numeri 130 e 131 di via Saragozza, cioè a
metà del tratto in pianura, poi i lavori proseguirono in entrambe le direzioni, essendo architetto dell'eccezionale
impresa Giacomo Monti. Nel giro di due anni furono completati i 316 archi del tratto in pianura. Il tratto in salita fu
realizzato tra il 1706 e il 1715.

L'opera fu terminata nel 1732 sotto la direzione dell'architetto Carlo Francesco Dotti, che progettò anche l'arco del
Meloncello che unisce i due portici, quello della pianura, da porta Saragozza, e quello del monte fino al Santuario.
La costruzione consta di 666 archi per complessivi m 3796 così suddivisi:
Il portico è realizzato con un modello ripetitivo: ogni arco viene retto da due colonne, questo in pianura mentre
per il tratto collinare in uno dei due lati la successione di colonne è sostituita da una parete. Alternandosi il
lato chiuso ad ogni curva si ha ora la visione sulla cittą ora sul paesaggio collinare, nascondendosi sempre alla vista
la meta finale della chiesa.
Non sarebbe casuale il fatto che il portico sia composto esattamente da 666 archi
(numero diabolico). Detto numero sarebbe
stato utilizzato per indicare che il porticato simboleggia il
«serpente», ossia il Demonio, sia per la sua forma
sia perché, terminando ai piedi del santuario, ricorda la tradizionale iconografia del Diavolo sconfitto e schiacciato
dalla Madonna sotto il suo calcagno.